Afds e Avis di Pordenone insieme nella città di Giulietta e Romeo

Ecco a Voi le pagine del diario di bordo, dove si racconta della prima volta di un viaggio in ’’terra straniera’’ dell’Afds e dell’Avis, unite da un solo destino...

Cari lettori e lettrici, il titolo di apertura non tragga in inganno, non si tratta di una gita nella città scaligera, organizzata dalle due associazioni è tranquilli, da tempo stiamo lavorando assieme ma non siamo arrivati ancora a tanto - ma della partecipazione ad un seminario sul tema "COMUNICARE SOLIDARIETA" ovvero "Comunicazione strategie e buone prassi", ospiti dell’Avis e della Fidas del Veneto. Unici rappresentanti e portacolori del vasto mondo del dono del sangue del Friuli Venezia Giulia in terra Veneta, siamo partiti sabato 29 novembre, di buon’ora (troppo di buon’ora per qualcuno) da Sacile, sette baldi e balde rappresentanti dell’Afds e dell’Avis di Pordenone (indicati in rigoroso ordine alfabetico è n.d.r.), per raggiungere, dopo più di un’ora di viaggio, il traguardo di Verona, precisamente della periferia di Verona. Qui, l’Arena ed il balcone (di Giulietta e Romeo, meglio specificare) manco con il binocolo".. Giusto, bisogna lavorare e non distrarsi con le bellezze monumentali che la nostra Italia ci offre in ogni angolo.

Preso posto in sala, in un ambiente quasi mistico (ospiti del Centro Missionario Diocesano o qualcosa di simile, e sotto le antenne protettrici di Tele Pace), i lavori sono iniziati con una tavola rotonda sull’argomento:
"Comunicazione e strategie per promuovere solidarietà", moderata da Giorgio Brunello, Responsabile della commissione e formazione dell’Avis (Veneto n.d.r.), cui hanno partecipato come relatori Francesco Pira, giornalista professionista e docente all’Università di Udine, di Modena e Reggio Emilia, Franco Giacometti esperto di marketing, comunicazione e desing ed Alessandro Comin, caporedattore del Gazzettino di Treviso.

I risultati di questo primo dibattito si possono riassumere nella necessità di acquisire la consapevolezza di "chi siamo e cosa facciamo" e di spiegarlo a tutti, non attraverso spettacolarizzazioni, ma mantenendo un linguaggio "consono" ai nostri elevati principi etici ed all’insegna di valori forti. Ed ancora, l’importanza di avere alle spalle un marchio solido, per poter meglio sfruttare le nuove forme di comunicazione che ci offrono i mass media, per poi magari concludere, come è emerso anche in questa sede, che il "porta a porta" è ancora il modo più efficace per sensibilizzare la cittadinanza al dono del sangue, più di tutti gli SMS e i programmi televisivi, i quali privilegiano gli spazi riservati all’idiozia schiava dell’audience, rispetto a quelli in cui si coltiva l’intelligenza, ma che non fanno grossi indici d’ascolto.

Al termine di questa prima parte, i partecipanti si sono divisi in tre gruppi per partecipare, a turno, a tre diversi workshop. Il primo incentrato su "Corporate Identity, immagine e comunicazione" e coordinato da Giacometti; un secondo, intitolato: "Comunicazione a tutto campo, nel concreto delle attività delle associazioni.

Per organizzare un evento, quali elementi nella comunicazione occorre tenere in considerazione" (come ebbi modo di dire ancora in passato, delle volte sembra di trovarsi di fronte non al titolo di un seminario, ma di un film della Wertmuller), ha avuto come protagonista Pira; Comin ha guidato "I media, rapporti con la stampa, come organizzare una conferenza stampa".

Secondo Giacometti, è il MARCHIO lo strumento principale per affermare una propria identità associativa, sviscerandolo in tutte le sue componenti, anche quelle implicite: dalla sua nascita, alla sua evoluzione, ai contenuti che deve veicolare, alla capacità di comprendere se, nel corso del tempo, esso si svuoti di valore e si renda quindi necessario cambiarlo. Tranquilli, il marchio non va confuso con il simbolo: non vorremmo, e sto pensando ai donatori dall’Afds, che nascano comitati spontanei di persone sotto l’insegna "NON TOCCATE IL PELLICANO" o "SALVATE IL PELLICANO".

Il disegno dell’animale rimane infatti il nostro biglietto da visita, che in questa sede è stato chiamato "corporate image", più comprensibile come "immagine aziendale", mentre la "corporate identity" sono le azioni, i messaggi espliciti e tutti quei fattori che insieme rappresentano l’identità reale. Dalla discussione è emerso che come Associazioni dovremmo chiederci se la gratificazione per un donatore o potenziale donatore, risieda nella gioia del "dare" e nel senso di appartenenza ad un gruppo oppure in altri aspetti.

Nel gruppo di lavoro coordinato da Pira, è emerso che gli obiettivi che le Associazioni dovrebbero proporsi sono essenzialmente:
effettuare una buona comunicazione interna, organizzare corsi di formazione e generare eventi pensati, studiare strategie nel medio è lungo termine, mentre risulterebbe non disdicevole, tuttàaltro, trovare degli sponsor: l’importante sarebbe riuscire ad distinguere quelli positivi dai negativi.

Ed infine, croce e delizia di tante discussioni all’interno dei nostri Consigli Direttivi, i rapporti con i media ed in modo particolare con la stampa. Interessante il fatto che si sia voluto sottolineare come la figura del giornalista si stia trasformando sempre più in una persona che "confeziona" i giornali piuttosto che scriverli e che, grazie alle nuove tecnologie, non si sposta più dall’ufficio, ma, nel contempo, gli vengono richieste nuove competenze.

Comin consiglia di veicolare al giornalista le linee guida del messaggio che si vuole pubblicare, di relazionarsi il più possibile con lo stesso referente all’interno della redazione di un giornale, presentare un comunicato stampa utilizzando i fax o le e-mail, non dimenticando l’indicazione delle cinque W (where, when, why, who e what), con un linguaggio semplice ed essenziale.
Il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che utilizza solo 2500 vocaboli (in Italia c’è qualcuno che si prende la briga di contare quante parole uno usa), è stato portato ad esempio. Vuoi vedere che, con un vocabolario più ristretto e senza televisioni, si può diventare anche Presidenti della Repubblica? Infine, è importante ricordarsi la ristrettezza dei tempi sia per chi realizza il comunicato, sia per il giornalista sia per il lettore e corredare il tutto con una serie di informazioni generali sull’Associazione.

Al termine dei lavori di gruppo, si è sintetizzato e tirato le conclusioni dell’intera giornata nell’Assemblea plenaria, alla quale ha partecipato il Presidente Regionale Avis (sempre del Veneto è n.d.r.).

Questo ha portato i saluti anche del suo collega della Fidas Tiziano Zenere, che non ha potuto essere presente.

Da parte nostra, a conclusione di questo breve resoconto della trasferta veronese, sono doverosi i ringraziamenti all’Avis e alla Fidas (anche qui riportati in ordine rigorosamente alfabetico è n.d.r.) del Veneto per l’invito rivolto al Friuli Venezia Giulia, rappresentato purtroppo solo da Pordenone. Un grazie anche per l’ottima organizzazione dell’incontro e per gli interessanti temi trattati.

Un altro evento, mai successo prima, è che questo articolo uscirà, o dovrebbe uscire, in contemporanea sui rispettivi periodici dell’Afds e dell’Avis. Dovrebbe, perché chi scrive, causa cronica pigrizia, si è preso un po’ di tempo e quindi potrebbe arrivare a numero dell’Avis già in stampa (quello dell’Afds lo si chiude quando, è brutto a dirsi, il sottoscritto è pronto).
Nella speranza, ma non nella certezza dopo la lettura del presente (Cristina, ti sono consentiti tagli, censure, ma stavolta non mi puoi accusare di essere andato troppo veloce o scappato), che questo possa essere l’inizio di una proficua collaborazione tra le nostre due gloriose testate e che i rapporti di amicizia fra le nostre Associazioni continuino, cari lettori e lettrici dell’Afds e dell’Avis (sottolineare sempre l’ordine alfabetico è n.d.r.), Vi saluto e "donate, donate, donate"

Mandi.