I reni: gli ’’ambientalisti’’ del corpo umano

Ogni persona possiede "un tesoro", due organi che lavorano in continuazione: i reni.
Anche quando non avverti alcun impulso ad urinare, i tuoi reni stanno producendo instancabilmente urina dentro di te.

Non te ne accorgi perché, l’urina si raccoglie nella vescica - che non è altro che un deposito temporaneo.

Solo quando la vescica sarà piena, avvertirai la necessità di fare la pipì.
Ma a cosa serve l’urina? Perché i reni la producono?

Ogni organismo vivente produce spontaneamente al suo interno delle sostanze che, accumulandosi, tendono ad inquinarlo, minacciandone la sopravvivenza.
Non si può fare nulla per impedire che queste sostanze si producano dentro di noi, perché derivano dalla vita stessa delle cellule; l’unico modo per sopravvivere è allontanarle a mano a mano che si formano.

Sono i reni che provvedono a disinquinare l’organismo.

Si calcola, infatti, che attraverso questi organi, circolino in una giornata circa 1.500 litri di sangue.

Per produrre l’urina, i reni distillano da questi 1.500 litri di sangue appena un litro e mezzo di acqua in cui sciolgono le scorie da eliminare. L’urina è dunque il mezzo con cui l’organismo allontana da sè i veleni e gli acidi.

Ognuno di noi, infatti, è costituito da acqua per il 60-70% del proprio peso. Questa quantità deve essere mantenuta costante: non deve cioè calare né aumentare troppo.

Ecco quindi la seconda funzione dei reni: sono l’organo di cui si serve l’individuo per mantenere costante la quantità di liquidi al suo interno, producendo molta o poca urina.

L’acqua del nostro corpo è acqua salata: contiene cioè tutta una serie di sostanze (sodio, cloro, potassio, fosforo). Purtroppo, così come il nostro corpo tende a caricarsi di veleni e di acqua, anche i nostri liquidi tendono a divenire sempre più salati a causa dei minerali che introduciamo con i cibi.

Come si fa allora a sopravvivere, visto che non si può certo smettere né di bere né di mangiare? Sono i reni che, eliminando con l’urina le "scorie", mantengono la nostra acqua salata al punto giusto.

I reni sono quindi due organi preziosi. Un patrimonio che va difeso dalle numerose cause che possono danneggiarlo.
Le cause più comuni che possono portare ad una malattia renale sono, in ordine di priorità:

  • una ipertensione arteriosa non curata o curata insufficientemente;
  • il diabete, specie se non è ben controllato con la terapia;
  • le glomerulonefriti;
  • infezioni batteriche dei reni o delle vie urinarie che colpiscono soprattutto soggetti a rischio come i bambini, le donne, gli anziani;
  • alcune malattie ereditarie;
  • i calcoli renali, soprattutto per le loro complicanze ostruttive e per le infezioni sovrapposte;
  • un eccessivo consumo di medicinali, alcuni tipi di antibiotici e soprattutto le comuni compresse contro il mal di testa o i dolori mestruali ed artritici;
  • una protezione inadeguata per gli operatori che lavorano con sostanze contenenti piombo, idrocarburi, mercurio, cadmio o cromo.

Cosa succede quando i reni si ammalano?


Per un pezzo può sembrare che non stia succedendo nulla perché vivere è sufficiente anche con un rene solo.

Devi sapere, infatti, che i reni sono costituiti da piccolissimi filtri chiamati nefroni.
Sono loro che estraggono dal sangue i veleni, l’acqua ed i sali in eccesso; per una vita normale ne basta appena il 40%. Quindi, se una malattia comincia a distruggerli, molte volte non si avverte alcun sintomo, proprio perché i nefroni superstiti sono più che sufficienti ad assumersi anche il lavoro di quelli andati perduti.

Questo fa sì che a volte non ci si accorga di avere i reni malati anche per anni ed anni e non si ricevano neanche le cure necessarie ad arrestare, se possibile, l’evoluzione della malattia.

La diagnosi precoce rimane perciò ancora oggi l’unica arma di difesa


L’accumulo di veleni causa malessere, frequenti mal di testa, perdita dell’appetito, nausea, vomito. Ci si sente deboli e svogliati, si ha difficoltà di concentrazione,
si comincia a dimagrire.

L’accumulo di acqua, raccogliendosi nei tessuti, verso il basso, gonfia le caviglie al punto che la pressione di un dito lascia, per un certo tempo, un’impronta affossata (edema). L’accumulo di acqua, inoltre, dà ipertensione arteriosa che, a sua volta, aggrava la condizione dei reni.
Anche i sali, contenuti nei cibi che assorbiamo, cominciano ad accumularsi.
Il sodio dà senso di sete.

Il fosforo, precipitando con il calcio nella cute, causa prurito. Ma soprattutto è pericoloso il potassio, perché a certi livelli dà aritmie (variazioni del ritmo del cuore) e persino arresto cardiaco. Infine la quantità di urina giornaliera in un primo tempo aumenta progressivamente (e ci si deve alzare di notte più volte), segno che la funzione renale sta lentamente calando; infine la quantità di urina si riduce progressivamente, segno che la funzione renale ormai è all’esaurimento.

Ma anche quando le cose sono giunte a questo punto, se si è seguiti da un nefrologo (lo specialista che si occupa del trattamento medico delle malattie renali e dei loro effetti), evitando ogni fattore che aggrava ulteriormente la situazione renale (alcuni farmaci, strapazzi, ipertensione), controllando nel modo migliore la malattia di base e, soprattutto, praticando una dieta adeguata, si può a volte far sì che i reni continuino a funzionare anche per anni.
La terapia medica si chiama, in questo caso, conservativa.

Si tocca con mano, allora, quanto sarebbe stata importante una diagnosi precoce e la possibilità di difendere i propri reni.

Ad un certo punto i normali provvedimenti medici divengono insufficienti a far fronte alla gravità della intossicazione e, per non morire, è necessario ricorrere ad un trattamento sostitutivo della funzione renale.

Tratto dalla pubblicazione "Dialisi - I reni che non funzionano più".
Si ringrazia l’Associazione Provinciale Pordenonese emodializzati per averci concesso la pubblicazione di queste pagine

A.P.E.D.
Associazione Provinciale Pordenonese
EmoDializzati, Trapiantati e Nefropatici
ONLUS
c/o Casa del Volontariato, Via De Paoli 19
33170 Pordenone - Fax 0434.20042
e-mail: apped@cheapnet.it