Il Beato Padre Marco d’Aviano

Apostolo del perdono - Promotore di pace - Salvatore dell’Europa

Fu uno dei personaggi più importanti della storia religiosa e politica del Seicento. Nacque ad Aviano, diocesi di Concordia, il 17 novembre 1631 da Pasquale Cristofori e Rosa Zanoni, cittadini facoltosi, e nello stesso giorno ricevette il battesimo con il nome di Carlo Domenico. Alla sua educazione provvidero i pii genitori e quindi i padri della compagnia di Gesù nel celebre collegio di Gorizia. A sedici anni si allontanò dal collegio con il desiderio del martirio nella difesa della fede: avrebbe voluto raggiungere l’isola di Candia, ove i veneziani erano assediati da lungo tempo dai turchi. Giunto a Capodistria, fu accolto dai cappuccini che aiutarono il giovane a ritornare alla casa paterna.

Nel 1648 entrò nel noviziato dei frati minori cappuccini a Conegliano Veneto, assumendo il nome religioso di Marco d’Aviano e nell’anno seguente, il 21 novembre, professò i voti. Fu ordinato sacerdote a Chioggia il 18 settembre 1655.

Seguendo la consuetudine del suo ordine, si dedicò al ministero della predicazione. Benchè riluttante, fu superiore per due anni nel convento di Belluno e poi in quello di Oderzo. Implorò e ottenne quindi l’esonero per sempre da incarichi di governo, preferendo ubbidire. Ma il Signore esalta gli umili: padre Marco, all’età di quarantacinque anni, divenne d’improvviso un grande carismatico.

Successe che l’8 settembre 1676 a Padova, dopo un discorso alle nobili dimesse di San Prosdocimo, egli guarì prodigiosamente una suora del monastero. Altri fatti miracolosi seguirono a Venezia e in molte città: padre Marco ordinava agli storpi di gettare le stampelle, ridonava la vista a ciechi, guariva paralitici e lebbrosi. Questi avvenimenti contrassegnarono senza interruzione il suo ministero e furono confermati da notai e da curie vescovili. I miracoli erano così numerosi che il Papa stesso definì padre Marco ’il taumaturgo del secolo’. A tutti domandava una fede vivissima nella misericordia di Dio e nella Madre sua.

La fama di Marco d’Aviano si diffuse rapidamente. Cominciò a essere invocato anche da vescovi, nobili e reggitori degli stati europei, per cui, nel 1680 e nel 1681, egli dovette intraprendere due lunghissimi viaggi missionari attraverso la Francia, il Belgio, l’Olanda, gli stati della Germania, la Svizzera, la Slovenia e più tardi la Boemia; soprattutto si portà in Austria, dove iniziò presto un familiarissimo rapporto con l’imperatore Leopoldo I, del quale divenne sapiente e prudente consigliere, fino alla morte.

Poiché a padre Marco stava a cuore anzitutto la salvezza delle anime, propose e propagandò intensamente l’’Atto di dolore perfetto’, onde tutti vissero nella grazia di Dio. La sua predicazione penitenziale, che si sviluppò anche in non poche piazze di località delle Venezie, protagoniste dei suoi celebri e documentati quaresimali, fu travolgente. Migliaia e migliaia di persone si convertivano, come testimoniano le cronache del tempo e le lettere sue e a lui indirizzate da nobili, comunità, governanti di ogni dove, raccolte ora in un ponderoso epistolario di grande valore storico.

Al termine delle prediche (anche brevi), grazie a un privilegio specialissimo ottenuto dal Papa Innocenzo XI e mai concesso prima a un religioso, padre Marco impartiva la benedizione papale cui era annessa l’indulgenza plenaria. Il suo passaggio, dunque, veniva accolto e vissuto come un giubileo. Scrisse il superiore dei certosini al transito di Marco d’Aviano per la Baviera nel 1681: ’Se lo stesso imperatore venisse ad Augusta accompagnato da altri tre re, non credo che sarebbe accorsa tanta gente come alla venuta di padre Marco’.

Il decreto sull’eroicità delle virtà (emesso dalla Congregazione delle Cause dei Santi) è eloquente: egli appartiene alla schiera di coloro che ’sono più luminosi degli altri, perché hanno ricevuto dall’alto l’incarico singolare di portare la luce della verità e i benefici della Redenzione [...]. In molte nazioni d’Europa, egli effuse la luce di Cristo attraverso la santità della vita e un generoso apostolato, e contribuì molto a eccitare la fede nei fedeli e migliorare la loro obbedienza alle leggi di Dio’.

Sommamente desiderata anche da vescovi, monasteri, città, nobili famiglie era la benedizione che padre Marco impartiva in determinati giorni (quasi duecento) dell’anno, sempre alle ore 11 del mattino, a quanti, anche a distanza, si fossero per così dire ’sintonizzati’ con lui.

Nel 1683, richiesto insistentemente dall’imperatore Leopoldo I e per ordine del Papa beato Innocenzo XI, Marco d’Aviano accorse alla liberazione di Vienna, assediata e ridotta allo stremo da oltre centocinquantamila turchi. Compì allora un’opera decisiva: con l’ascendente della sua santità, riuscì a conciliare il re di Polonia Giovanni III Sobiesiki con i principi tedeschi e gli altri alleati messi insieme a fatica dal Papa in una coalizione di difesa della fede e della civiltà cristiana e tra loro rivali. Raggiunto l’esercito a Tulnn, l’8 settembre, il cappuccino organizzò una giornata di preghiera, tenne un fervente discorso e in tal modo incoraggià alla difesa i generali e i circa settantamila soldati. Poi, il 12 settembre, sul colle del Kahlenberg, alla vista di Vienna, si offrì a Dio pregando per la pace e, con il crocifisso rivolto verso la battaglia in atto, ottenne un ribaltamento delle condizioni avverse ai cristiani e sventà il gravissimo pericolo di un’ora terribile e decisiva della storia europea.

In un rapporto segreto alla Santa sede e all’imperatore, potà allora scrivere: ’Nell’assedio di Vienna ebbi tanta grazia di Dio da sollecitare il soccorso almeno dieci giorni prima... che se soli cinque giorni fosse tardato sarebbe caduta Vienna nelle mani dell’inimico’. La gioia della cristianità fu immensa e il Papa estese a tutta la Chiesa la festa del nome di Maria.

Nel 1686, fu liberata anche l’Ungheria. Padre Marco, che aveva accompagnato l’esercito come legato pontificio, soccorrendo i feriti, curando le piaghe spirituali dei soldati e richiamando con forza i generali ai loro obblighi morali e alla giustizia, entrò a Buda il 2 settembre, portando una statua della Madonna e collocandola nel duomo di Santo Stefano, che da 145 anni era stato trasformato in moschea. Poteva così iniziare, per quella nazione, la rinascita culturale e spirituale, cui padre Marco contribuì con illuminati consigli all’imperatore. Nel settembre 1688 fu conquistata dai cristiani anche Belgrado (seppure per breve tempo) e padre Marco potà in quell’occasione prodigarsi in favore dei prigionieri ottomani: intervenne infatti autorevolmente presso i capi alleati, perché fosse risparmiata la vita a ottocento di essi, già condannati a morte.

’In tanta attività [padre Marco] conserv’ l’amore alla solitudine e, quando lo poteva, ritornava alla sua cella nel convento di Padova o di un altro convento dei cappuccini. Scrisse all’imperatore: ’Mi sforzo di tenermi nascosto... per darmi tutto a Dio e curare di accendermi di amore divino?’.

Nel 1697, i turchi ottomani ritentarono l’assedio di Vienna e molti si spaventarono di ciò. Padre Marco consigliò allora all’imperatore di mandare a prendere a Kal’, in Ungheria, un’immagine miracolosa della Madonna. Egli stesso organizzò quindi pellegrinaggi, predicazioni e riti penitenziali, nelle chiese della città, finché, dopo due mesi di preghiera, giunse da Zenta, sul Tibisco, la notizia della vittoria dei cristiani, capeggiati dal principe Eugenio di Savoia. Questa portà, nel gennaio 1699, alla firma della pace di Carlowitz, che pose definitivamente termine al temibile pericolo ottomano in Europa.

Proprio in questàultimo anno, padre Marco intraprese l’ennesimo viaggio alla corte imperiale di Vienna: "Mi vengono meno le forze - disse - ma il Papa lo vuole". Si trattà, come spesso era accaduto, di dirimere gravi controversie, questa volta sorte fra la Santa Sede e il governo imperiale. Padre Marco confidò: ’Non ho mai trovate le cose tanto imbrogliate come ora’. Si spese egualmente tutto per rimediare ma la fibra cedette e, il 13 agosto 1699, dopo avere ricevuto piissimamente la benedizione che il Papa Innocento XII gli aveva fatta pervenire attraverso il nunzio apostolico morì alla stessa ora in cui per parecchi anni era solito dare la sua benedizione ai fedeli sparsi per l’Europa.

Al trapasso, nella povera cella del convento dei cappuccini, si trovarono presenti l’imperatore Leopoldo I e la consorte, che vollero per il loro caro ’angelo tutelare è funerali di stato. più tardi l’imperatore stesso ordinò che il corpo di padre Marco fosse sepolto vicino alle tombe imperiali, nella Kapuzinerkirche.

Subito dopo la morte si iniziò a pensare alla glorificazione del padre Marco (i miracoli erano fioriti numerosi anche davanti alla sua salma). La memoria di lui rimase poi sempre viva nell’affetto dei confratelli cappuccini e dell’impero austriaco. Ci vollero comunque quasi due secoli per poter dare corso alla causa di beatificazione, e questo quando importanti documenti storici riemersero dagli archivi, anzitutto da quelli di Vienna.