Il nostro periodico ’’Il Dono’’ nominato dal presidente Cravero

Cravero, dopo diciott’anni, lascia la guida della Fidas Nazionale. Nuovo Presidente il Dott. Aldo Ozino Caligaris - Migliaia di Donatori sfilano per le vie di Cuneo, fra gli applausi di molti Cu

Ebbene sì, anche il nostro periodico è stato nominato! Non da Floriana, Fedro, dai ciccini Pasquale e Victoria o da qualche altro abitante della casa del Grande Fratello 3, ma dal Presidente Nazionale della Fidas, Prof. Dario Cravero, nella sua relazione scritta in occasione del 42° Congresso Nazionale della Fidas, che si è tenuto a Cuneo dal 1° al 4 Maggio scorsi. Così Egli scrisse: L’articolista (gli articolisti è siamo in due n.d.r.) del mensile (magari, ma ci dobbiamo accontentare del trimestrale o quadrimestrale n.d.r.) del giugno 2002, si poneva a commento del Congresso Fidas di Reggio Calabria con queste parole: "avremo ancora argomenti forti di cui discutere quando sarà approvata la modifica della legge 107/90". Forse chi scrisse l’articolo sopra citato pensava e così pensavamo tutti noi che l’argomento sarebbe emerso quanto prima, in quanto in un anno la nuova legge sangue approvata allora già in Commissione Sanità all’unanimità da maggioranza ed opposizione, col parere favorevole del Governo, sarebbe fisiologicamente giunta al traguardo finale in tempi brevi?.

La legge non è stata ancora approvata (al momento dello svolgimento del Congresso n.d.r.), perciò vi rimandiamo alla prossima puntata. Grazie, comunque, Presidente, per essere un lettore del nostro periodico, speriamo che continui ad esserlo in futuro, magari anche quando la legge sarà approvata, e noi, allora, cosa scriveremo?

Questo Congresso è stato particolarmente importante, perché coincideva col termine del mandato del Consiglio Direttivo Nazionale e della Presidenza Cravero, dopo ben diciotto anni ininterrotti di guida della Fidas, iniziati nel 1985 in quel di Lignano Sabbiadoro.

Attestati di stima e di riconoscenza sono giunti al Presidente Nazionale uscente da tutti i delegati ed autorità presenti a Cuneo: parole non di circostanza, ma veramente sentite, verso un uomo che ha dedicato molto alla crescita della Federazione. Anche noi ci uniamo a questi sentimenti.

Una crescita testimoniata dai numeri: 63 Associazioni federate rispetto alle 44 del 1985, dove si registravano 211.000 donatori iscritti, mentre nel 2002 questi erano diventati 362.406, con un aumento di 3.110 unità rispetto al 2001. Cravero ha voluto però aprire una finestra sulla realtà dei giovani, che, come ha sottolineato, sono il nostro futuro, sia come patrimonio di donatori e donazioni, sia come prossimi dirigenti associativi. Gli iscritti di età compresa fra i diciotto e i venticinque anni sono in minoranza rispetto a quelli dai cinquantacinque ai sessantacinque: nel 2002 erano 56.860, 2034 in meno rispetto al 2001.

Il Presidente ha così suonato un campanello d’allarme, auspicando delle soluzioni efficaci, se non si vuole lentamente andare verso una "morte fisiologica" della donazione. Rispetto a questo dato, ha fatto alcune osservazioni: "gli argomenti che vengono subito a mente possono essere due. I giovani donano spinti dalla carica emotiva e quindi fluttuante, piuttosto che per un effettivo spirito solidale, contribuendo cos" a creare quella spaccatura tra il donatore periodico ed il donatore occasionale, che noi desideriamo superare, anche perché rappresenta il punto debole della sicurezza nella medicina trasfusionale. Altro punto che non vogliamo né dobbiamo sottovalutare, è legato alla normativa vigente. L’attuale decreto sulla selezione del donatore penalizza fortemente abitudini di vita di stragrande uso presso i giovani. Al di l’ delle considerazioni etiche, è inutile chiudere gli occhi e comunque certi interventi di esclusione sono troppo severi, in virtà dei livelli di sicurezza raggiunti dai controlli sul sangue. Auspichiamo che i decreti in via di revisione biennale, tengano anche conto di questo? I dati indicati da Cravero sono nazionali e vanno perciò calati nelle varie realtà locali e geografiche del nostro Paese. Certo, i criteri di selezione possono sembrare piuttosto rigidi rispetto alle abitudini oggi in voga presso i nostri giovani, come tatuaggi e piercing. Crediamo che le valutazioni più corrette possano farle i medici, quando accolgono i donatori, nuovi e non, presso i Centri Trasfusionali, più che un legislatore.

Importante, a nostro avviso, il ruolo che rivestono la scuola e il rapporto tra questa ed il mondo del volontariato, per un progetto di educazione alla donazione da rivolgere agli studenti.

Altro argomento forte è stata la devolution e le ripercussioni che questa avrà anche nei rapporti tra Associazioni di donatori e Istituzioni Pubbliche. La sanità è una delle competenze che il Governo centrale, a quanto sembra, trasferirà completamente alle Regioni. Ecco quindi che le Fidas Regionali assumeranno sempre più importanza, divenendo le interlocutrici principali dei rispettivi Assessorati alla Sanità. Ai partecipanti al Congresso è stata consegnata una bozza di statuto regionale tipo, elaborata da una commissione cui faceva parte anche il Presidente Regionale Fidas del Veneto Dr. Tiziano Zenere. Nella prospettiva del processo di decentramento, si apriranno orizzonti nuovi anche sul ruolo del Consiglio Direttivo Nazionale rispetto a quelli delle Federazioni Locali.

Al termine del suo intervento, Cravero ha ricordato gli amici e i collaboratori che gli sono stati a fianco in tutti questi anni, raccontando anche episodi simpatici.

Interessanti anche le due tavole rotonde. La prima, che aveva per tema: "La donazione di sangue. Rapporto tra donatori e medici", ha prestato particolare attenzione al rapporto fra i donatori ed i medici di base, percepiti delle volte, dalle Associazioni, come interlocutori non abbastanza "efficaci" per la diffusione e la propaganda del dono del sangue, con l’eccezione di chi, tra questi, sono loro stessi donatori. La seconda tavola rotonda, durante la quale si è discusso dell’argomento: "Unità di raccolta: gestione per delega alle Associazioni donatori e gestione pubblica diretta", ha avuto come protagonista la nostra Nadia Cjian, a confronto con il Dott. Emanuele Russo e con Pietro Bottino della Federata Ligure. Il Friuli è da sempre paladino della gestione pubblica diretta, come ha confermato ancora la Cjian in questa sede, affermando che compito dell’Associazione deve essere la diffusione della coscienza del dono del sangue, per la quale si spendono molte energie e risorse umane, che difficilmente potranno essere le stesse se si prospettasse anche l’organizzazione di unità di raccolta. Di diversa opinione gli amici liguri, che hanno portato le ragioni della loro scelta, legate principalmente alla loro realtà locale.

Sabato 3 maggio si sono tenute le votazioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo Nazionale. Sono di nuova nomina dieci Consiglieri eletti su quindici, tra cui il rappresentante di Udine Giorgio Pozzecco, Vice Presidente dell’Afds, a cui vanno i nostri auguri e complimenti, estesi anche all’altro portabandiera del Friuli Venezia Giulia, il "veterano" Egidio Bragagnolo di Gorizia. Tra i Probiviri, riconferma di Gianni Muccin, anche lui Vice Presidente Afds di Udine. Un saluto ed un ringraziamento per il lavoro svolto in questi tre anni, soprattutto come "Assessore" alla formazione dei dirigenti associativi, a Nadia Cjian, Consigliere uscente, che ha deciso di non ricandidarsi. Un augurio di buon lavoro a tutto il nuovo Consiglio Nazionale, con in testa il nuovo Presidente, il Dott. Aldo Ozino Caligaris di Roma. I temi all’Ordine del Giorno per i nuovi eletti sono, come sottolineato in precedenza, la devolution, con l’ipotesi che questa richieda l’eventuale convocazione di un’Assemblea Straordinaria per modificare lo Statuto Nazionale. Poi sul tavolo dei nuovi Consiglieri anche l’aumento del contributo alle Associazioni erogato dalle Aziende Sanitarie, che si auspica possa continuare ad essere uguale su tutto il territorio nazionale.

Un ringraziamento va al Presidente dell’Associazione Donatori Sangue Michelin Alessandro Biadene ed ai suoi collaboratori per la riuscita organizzazione del Congresso, ma in modo particolare per la Giornata Nazionale del Donatore di Sangue. Migliaia di donatori hanno sfilato per le vie di Cuneo, con i labari e i colori di tutte le Associazioni federate d’Italia, salutati ed applauditi dai cuneesi ed accompagnati dalle musiche di diversi corpi bandistici, ma soprattutto dalla simpatica "colonna sonora" offerta dalle rappresentanti del Lazio, che erano soltanto quattro, ma sembravano un intero coro! Al termine della sfilata, Piazza Galimberti ha accolto il corteo per i discorsi ufficiali delle numerose autorità presenti, tanti i sindaci con la fascia tricolore in rappresentanza di tante comunità piemontesi, del Presidente Nazionale uscente Cravero e di Ozino, e per la celebrazione della Santa Messa.

Ancora un "grazie" alla città di Cuneo per l’ospitalità riservataci ed un "arrivederci" a Matera, in Basilicata, nel 2004.

Terminiamo lasciandovi uno spunto di riflessione "seria". Durante la discussione congressuale è stato rilevato da uno studio di genetica dell’Università di Trieste, secondo un articolo di recente comparso sui quotidiani, locali e nazionali, mette in crisi le certezze sulla purezza di certe "razze fiumane", confinanti della nostra regione, sbandierate da autorevoli personaggi, ma che sembrano in realtà essere il prodotto della fusione di diversi popoli, comprese componenti nere, ispaniche, caucasiche, orientali. Preso forse alla sprovvista, lo sbandieratore ha affermato che, quand’anche questo fosse vero, quella stessa razza è stata purificata dal suo sangue versato nella prima guerra mondiale, nella quale, però, come ha voluto ricordare qualcuno, sono caduti anche (soprattutto) molti pugliesi, lombardi, piemontesi, siciliani. Non c’entra niente con il Congresso Nazionale, né vuole essere uno spunto di riflessione sul ruolo del genetista, che sembra in questo caso voler più che altro mettere in discussione le certezze di alcune "categorie di persone" o provocare un sussulto patriottico, che non farebbe male, facendo gridare W l’Italia, ma sentendo al congresso quella sottolineatura, il cui contesto, lo confessiamo, ora ci sfugge, ci è venuto in mente quanto siano importanti i proverbi e i detti popolari, primo fra tutti: "Ogni scarafone è bello a mamma sua" (ci scusiamo per il napoletano non scritto correttamente n.d.r.).

è una battuta, ci raccomandiamo!
Mandi.