Incontri - Convegni - Tavole rotonde

Ciao a tutti (e a tutte, naturalmente). Eccoci, siamo ritornati dopo alcuni mesi di "silenzio stampa" - anche noi ci prendiamo ogni tanto le "meritate vacanze" -. C’è però chi ha continuato a lavorare ed in queste pagine Vi informiamo, cari lettori (e lettrici, naturalmente) sugli incontri, convegni e tavole rotonde che si sono tenuti in questo periodo nella nostra Provincia, Regione e un po’ in giro per l’Italia e a cui hanno partecipato nostri baldi rappresentanti.
Mandi e buona lettura.

Il ruolo del medico di famiglia nel mondo della donazione

Il dibattito ha fatto emergere la poca preparazione di base dei medici "non addetti ai lavori" riguardo la Medicina Trasfusionale ed Immunoematologica

La trasfusione di sangue è un atto terapeutico che presuppone il coinvolgimento di vari attori: donatori, medici, istituzioni, associazioni, ed una notevole organizzazione sanitaria. In questo contesto un ruolo assolutamente non secondario è giocato, o così dovrebbe essere, dal medico di famiglia.

Su questo tema di fondo, ed in particolare su: è Il donatore/paziente tra medico di Medicina Generale e medico di Medicina Trasfusionale? si è sviluppato, lo scorso gennaio, un interessante convegno organizzato dall’ Associazione Donatori Volontari di Sangue di Monfalcone, dall’Ordine dei Medici della Provincia di Gorizia e dal Servizio di Medicina Trasfusionale dell’ASS 2 Isontina.
Il corso, diretto dal dott. Dario Franchi dell’Unità Operativa Trasfusionale di Gorizia, era rivolto principalmente ai medici di base della provincia di Gorizia, ed è stato accreditato dal Ministero della Salute quale momento formativo.

L’incontro è iniziato con il saluto ai convenuti formulato da Emilio Zin, presidente dell’ADVS Monfalcone ed è proseguito con l’intervento di Franco Devid (che ricordiamo essere anche Vice Presidente Regionale Fidas - n.d.r.) che, parlando a nome degli organizzatori, ha illustrato ampiamente le aspettative che le Associazioni dei Donatori hanno riguardo alla cooperazione tra trasfusionisti e medici di famiglia. Ha fatto seguito il dott. Vincenzo De Angelis, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale dell’Azienda Ospedali Riuniti di Trieste e referente per le attività trasfusionali dell’Agenzia Regionale alla Sanità del Friuli Venezia Giulia che, in veste di moderatore, ha dato la parola ai relatori ufficiali.

Il dott. Raffaele Catapano, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale dell’Azienda sanitaria Isontina, nonché membro del comitato medico-scientifico Fidas, ha spiegato come viene "amministrata", nei Centri Trasfusionali, l’idoneità - o non idoneità - alla donazione; tale giudizio deve sottostare a precisi criteri fissati da rigidi decreti governativi.

Il dott. Giuseppe Aprili, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale dell’Azienda ospedaliera di Verona e presidente nazionale della SIMTI (Società scientifica di Medicina Trasfusionale), ha sviluppato il tema: "L’assistito dal medico di Medicina Generale visto dal trasfusionista", mettendo tra l’altro in luce quelli che sono i necessari confini, a volte poco delineati e poco compresi dal donatore, tra le competenze dell’uno e dell’altro sanitario.
Un discorso parallelo è stato fatto dalla dott.ssa Doriana Potente, medico di Medicina Generale e Presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Gorizia. Nel suo intervento, "Il donatore visto dal medico di Medicina Generale", ha evidenziato i risvolti positivi dell’assistere un "paziente" che sia anche donatore di sangue.

L’intervento conclusivo, molto tecnico, è stato affidato alla dott.ssa Janka Cerne-Zavadlav, responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale dell’Ospedale di Nova Gorica, la quale ha fatto una rapida ma completa digressione sulle innumerevoli possibili reazioni trasfusionali avverse. Un discorso certamente difficile per un orecchio profano, ma da cui tutti hanno potuto farsi un’idea di quanto delicata sia la pratica della Medicina Trasfusionale.

Un tema "trasversale" ai vari interventi è stato sicuramente il riconoscimento dell’importanza della funzione del medico di famiglia, ai fini di una corretta informazione e formazione dei potenziali donatori. Dal momento che la donazione volontaria si fonda sul coinvolgimento e sulla diffusione di una vera e propria cultura "trasfusionale", quello del medico di famiglia è sicuramente un ruolo di primo piano nel raggiungimento dell’autosufficienza di emocomponenti.
Altro argomento, emerso anche in questa occasione, è la difficoltà che spesso i Centri trasfusionali incontrano nell’applicare i criteri di selezione dei donatori. Il parere di molti è che essi siano troppo rigidi e dovrebbero essere in parte rivisti, anche in virtà delle accresciute conoscenze scientifiche. E tuttavia, trattandosi di strumenti a tutela della salute dei pazienti e degli stessi donatori, aventi valore di legge, non possono assolutamente essere elusi e devono trovare la giusta comprensione da parte di coloro che ne sono coinvolti.

Da tutti è auspicato un maggior scambio di informazioni e collaborazione tra medici che operano nei Centri trasfusionali ed i Colleghi che seguono i donatori in quanto assistiti dal Servizio Sanitario. Finché le cose vanno bene ed i risultati delle analisi si mantengono nei parametri previsti, non ci sono problemi. Quando però il Centro trasfusionale rileva qualcosa di alterato, chi interviene? In genere il donatore viene invitato a rivolgersi al proprio medico di fiducia; come fare affinché i messaggi arrivino al donatore-paziente in forma univoca e non contraddittoria?
Importante sarebbe uno scambio diretto di informazioni tra addetti ai lavori, realizzato ad esempio attraverso il collegamento tra i sistemi informativi dei Centri trasfusionali e dei medici di base.

Un elemento negativo emerso è la poca preparazione di base, generalmente presente nei medici non addetti ai lavori, in tema di Medicina Trasfusionale ed Immunoematologia.

Non esiste, o solo ora sta facendosi strada, una specifica preparazione universitaria in Medicina Trasfusionale: per questo motivo sono proprio i medici i primi a dover essere sensibilizzati sui problemi della terapia trasfusionale.

Interessante in questo senso l’intervento del dott. Furlani che, come sottolineato da De Angelis, rappresentava una perfetta sintesi della giornata, essendo contemporaneamente medico di base - con un trascorso di trasfusionista - e presidente dell’Associazione Donatori Sangue di Trieste. Furlani, nel ribadire la notevole rilevanza clinica dell’attività svolta dal medico trasfusionista, ha riaffermato il ruolo delle Associazioni nell’informazione e nella promozione del dono in tutti gli strati di cittadinanza.

Nel dibattito è stata più volte ribadita l’utilità di iniziative come quella odierna ed anche il significato che siano proprio le Associazioni di donatori a farsene promotrici.

Oltre a molti medici di base e trasfusionisti, all’incontro erano presenti diversi esponenti del Volontariato del sangue, tra cui il presidente regionale della Fidas, Loris Di Gianantonio, e quello dell’Avis, Gianluigi Pivetta.