Lutto nella FIDAS nazionale

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Venerdì 13 febbraio è venuto a mancare il Presidente Onorario della Fidas Nazionale Commendatore Sergio Rosa, che è stato figura di primo piano nella crescita della Federazione e nella diffusione della cultura della donazione di Sangue in Italia.
L’Associazione Friulana Donatori di Sangue di Pordenone rivolge alla famiglia dello scomparso e alla Federata di Verona, le più sentite condoglianze.

In ricordo di Sergio Rosa

In ricordo di Sergio Rosa Sergio Rosa è morto lo scorso venerdì 13 febbraio, dopo un periodo abbastanza lungo di non buona salute.

La sua ultima apparizione infatti, nella sua FIDAS, è stata durante il Congresso di Trieste del 2000. L’anno dopo a Bergamo ricevette solo per telefono un lungo affettuoso applauso da parte di tutta l’Assemblea.

In questa circostanza, sconfinare nella retorica sarebbe facile ed a volte scontato: sarebbe però fare un ultimo non gradito saluto ad un amico scomparso, alla sua onestà intellettuale, al suo modo semplice ed insieme costruttivo di sentire il volontariato.

Sergio appartiene al secondo periodo della FIDAS, quello che, dopo la sua fondazione, ha visto la nostra Federazione crescere ed estendersi in Regioni ove, non solo l’associazionismo del sangue, ma anche la raccolta del sangue stesso erano ancora scarsi e non ben incanalati.
Sergio è stato promotore e ’viaggiatorÈ instancabile del sangue: sostegno morale ed organizzativo alle Federate del sud d’Italia. Appartiene al periodo del donatore che giace in un lettino affiancato al malato, quando il sangue passava attraverso due siringhe vaselinate.

Fa parte dell’associazionismo semplice, ma più umano, più vero, quando si chiedeva ai dirigenti di raccogliere più donatori, di formare più Associazioni, non di perfezionarsi in tecnologie mediche o districarsi nella burocrazia Stato - Regioni - Enti Locali. In una sua relazione ad un Congresso degli anni Settanta ci raccontà del suo stupore, quando chiamato a far parte, seppur in ritardo, di una Commissione ministeriale creata presso la Sanità per organizzare le donazioni ed il reclutamento dei donatori, vide che tutti i ’Commissari’ erano o funzionari o medici trasfusionisti. Si parlava del volontario, ma il volontario era totalmente assente in quella sede.

Fu Vice Presidente nazionale delegato per un triennio e poi dal 1976 Presidente effettivo: dodici anni di piena attività al vertice della Federazione.

Aspettà la legge quadro sul sangue, ma questa venne solo nel 1990, quando Rosa aveva già lasciato la Presidenza effettiva per acquistare, in seguito a volere unanime dei donatori italiani, quella onoraria che conservò sino alla morte.

All’amarezza del lasciare la Presidenza si accompagnò, o meglio si sostituì - quello me lo confessò più volte - la certezza che il suo tempo era trascorso, che non era fatto per la politica del sangue, com’è quella di oggi. Preferiva la dedizione e l’opera del volontario. E certamente aveva ragione.

Voglio ricordarlo così come lo vidi a casa sua l’anno scorso, quando passai a salutarlo.
Interessato sempre ai problemi del volontariato, alla necessità di aumentare le donazioni per raggiungere quella chimera che era ed è l’autosufficienza nazionale, ma soprattutto sereno.
Per quello che ha fatto, la grande famiglia della FIDAS, dai nonni ai nipoti, sempre lo ricorderà con affetto e stima.