Perché calano le donazioni?

I dati elaborati a fine anno danno un chiaro messaggio: nella nostra Associazione le donazioni sono in calo. Niente di drammatico per ora; guardando ai dati oggettivi le donazioni del 2003 sono 118 in meno rispetto all’anno precedente, il che vuol dire un meno 1,6%.
Tale dato va poi analizzato più a fondo, esaminando che cosa è successo nei vari Centri e nelle varie Sezioni. Solo in questo modo si potrà capire se ci sono cause contingenti, legate a questa o quella circostanza, oppure se il calo è dovuto ad un fenomeno generalizzato, quindi più preoccupante.

Alcune considerazioni tuttavia si impongono fin da adesso.

Certamente una parte del calo è dovuta all’applicazione dei nuovi criteri di selezione dei donatori, che come sappiamo si sono fatti più rigidi, dal momento che sono stati allungati i periodi e resi più numerosi i motivi di sospensione, ad esempio per endoscopie, piccoli interventi, tatuaggi, piercing, tutte circostanze molto diffuse al giorno d’oggi.
Tuttavia questi criteri hanno iniziato a trovare applicazione già nel 2001, non provocando effetti evidenti: infatti nel 2002 le donazioni sono state addirittura il 2% in più rispetto all’anno precedente.

Forse influisce il fatto che il ritmo di vita a cui siamo sottoposti non lascia molto tempo da dedicare al dono. Sempre più frequenti sono le segnalazioni di chi sarebbe disponibile per la donazione, ma il datore di lavoro o il modo stesso in cui il lavoro è organizzato, non gli consente di trovare il momento opportuno per farlo. A ciò si potrebbe obiettare che le proposte di organizzare prelievi al sabato non incontrano grandi entusiasmi. Ma va da se che chi è oberato dal lavoro tutta la settimana, se anche non si reca in ufficio o in fabbrica il sabato, ha una miriade di altre cose da fare in casa.

Forse è il modo di essere della società d’oggi che ci allontana dalla dimensione della partecipazione e dal dono. Forse manca un contatto reale con chi ci sta vicino ed ha bisogno di noi. Il prossimo (e donare il sangue è un modo straordinario di farsi prossimo agli altri) non può essere incontrato, ad esempio, attraverso lo schermo televisivo.

Stiamo attenti a non trasformarci da donatori di sangue e solidarietà in banali "donatori"
di audience.

Anche se può recare beneficio, la promozione del dono fatta attraverso strumenti di comunicazione di massa, quali manifesti, stampa, televisione o internet, non è sufficiente ad ottenere i risultati sperati. Per questo ci rivolgiamo a tutti i volontari AFDS: presidenti e rappresentanti dei donatori, consiglieri, collaboratori, ma anche a tutti i donatori, affinché cerchino in ogni situazione propizia il contatto con chi potrebbe donare un po’ del proprio sangue.

Se vogliamo invertire la tendenza, ed è doveroso farlo, dobbiamo cogliere l’opportunità dataci dalla nostra presenza diffusa e radicata nel territorio, e riprendere a bussare alle porte. Forse qualcuno non risponderà, ma siamo convinti che potremo cogliere anche molte ed insperate soddisfazioni.